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Curiamo l’Incontinenza urinaria e quando non è possibile utilizziamo pannoloni di qualità PDF Stampa E-mail

Riserviamo i pannoloni di qualità ai casi estremi e curiamo l’incontinenza in modo reale e definitivo con terapie riabilitative, farmacologiche e chirurgiche”.

E’ questo l’appello di Francesco Diomede, Presidente della Federazione Italiana Incontinenti (FINCO), intervenendo al congresso degli Urologi (SIU), svoltosi a Milano. Nonostante però gli sforzi di specialisti e associazione, che oggi conta novemila pazienti, l’incontinenza rimane una patologia sommersa in quanto pudore, vergogna e disagio spingono l’incontinente a soffrire in silenzio, senza ricorrere al medico e ad acquistare un pannolino. Colpevole di questo anche la pubblicità ingannevole, che presenta una donna sorridente e sicura dopo il pannolino, nascondendo i problemi reali: cattivi odori e irritazioni genitali. Ma alle cure si rinuncia anche per motivi economici: il nostro Sistema Sanitario dispensa la terapia medica solo per il disturbo minzionale correlato a patologie come ictus, traumi, Parkinson e tumori (nota AIFA 87) e non per la sindrome da urgenza minzionale, molto più frequente, dovuta a contrazioni involontarie della vescica e caratterizzata da improvviso e irrefrenabile bisogno di urinare, per entrambi i sessi.

La terapia si basa su farmaci antimuscarinici (o anticolinergici), come l’ossibutinina, il trospio, la tolterodina, solifenacina e ultima la fesoterodina. Al contrario l'incontinenza urinaria da sforzo ( IUS) è per lo più un disturbo 'in rosa' (10% delle donne), legato prevalentemente ai traumi sui tessuti e muscoli del perineo durante il parto, alla menopausa, all’aumento di peso: un semplice colpo di tosse, una risata o il sollevamento di una borsa causano fughe di urina. Come primo approccio terapeutico è indicata la riabilitazione perineale; successivamente le iniezioni intrauretrali di collagene, acido ialuronico e botulino con un’efficacia vicino al 70% . Le tecniche chirurgiche mininvasive (Tension freee Vaginal Tape ( TVT) ,Sovra Pubic Arc (SPARC) Trans-Obturator Tape) sembrano però quelle preferite e prevedono tutte l'applicazione di sling – retine in prolene, poste intorno all'uretra, risolvendo il disturbo nell'80%. Per le incontinenze post chirurgiche dell’uomo si utilizza la stessa retine in prolene (InVance), un sistema di palloncini attorno all’uretra (proAct) e nei casi più gravi lo sfintere artificiale AMS. “Quando non è possibile intervenire, conclude il presidente Finco, bisogna assicurare pannoloni di qualità, riducendo al minimo le irritazioni e favorendo al massimo l’assorbimento”.

Tecnica minoinvasiva per correggere l’incontinenza urinario da sforzo

TVT (Tension-free Vaginal Tape Procedure) trans-otturatoria.

Attualmente l’approccio chirurgico più utilizzato nel trattamento della incontinenza da stress è la sospensione transotturatoria dell’uretra (T.O.T)per mezzo di una striscia di polipropilene di circa 1,5 cm di larghezza che viene fatta passare bilateralmente attraverso i due forami otturatori impiegando un apposito ago e posizionata al di sotto dell’uretra senza tensione attraverso una minima incisione vaginale

 

L’esecuzione della tecnica TOT trans-otturatoria prevede l’effettuazione di tre incisioni:

 

  • una, per via vaginale, sotto l’uretra ad 1 cm dal meato uretrale esterno;
  • le altre due in corrispondenza della zona delle pieghe inguinali.

 

Da queste passeranno i 2 aghi elicoidali, dx e sn, lateralmente all’osso pubico e attraverso il forame otturatorio , fuoriuscendo dalla incisione vaginale. In questo modo i due prolungamenti della bendarella possono essere agganciati ai due aghi che vengono ritirati attraverso i due forami da dove erano entrati e la bendarella posizionata, senza tensione, sotto la parte media dell'uretra, attraverso la prima incisione. Il chirurgo verifica, intraoperatoriamente, il sostegno effettivo dell'uretra eventualmente facendo tossire la paziente. Dopo la chiusura delle incisioni, la bendarella si mantiene per semplice frizione, senza fissaggio, grazie alla sua rugosità.

 

Aldo Franco De Rose*

*Specialista Urologo e Andrologo

Clinica Urologica Genova

 

 

 
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