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La Repubblica - 4 ottobre 07 PDF Stampa E-mail

Supplemento Salute  4 ottobre 2007

pag. 19
 

Incontinenza, si può reagire

Terapie riabilitative, farmacologiche o chirurgiche per un disturbo in gran parte femminile


di Aldo Franco De Rose *

"Riserviamo i pannoloni solo ai casi estremi e curiamo l'incontinenza in modo reale e definitivo con terapie riabilitative, farmacologiche e chirurgiche". È questo l'invito della FINCO, Federazione Italiana incontinenti, che ad oggi conta oltre 8 mila iscritti. Spesse volte invece, per pudore o vergogna, si preferisce soffrire in silenzio. Colpevole di questo anche la pubblicità ingannevole che spesso presenta una donna sorridente, giovanile e sicura perché "protetta" dal pannolino, senza lasciare intravedere i problemi che ne derivano: cattivi odori, irritazioni, infezioni, problemi psicologici.
L'incontinenza urinaria è per lo più un disturbo "in rosa" (10% delle donne) in quanto legato prevalentemente ai traumi sui tessuti e i muscoli del perineo durante il parto.
Ma anche l'uomo non è esente. L'incontinenza urinaria maschile rappresenta il 9% di tutti i casi di incontinenza, poco più di 500 mila uomini, ed è causata dall' indebolimento dello sfintere striato dell'uretra, muscolo a forma di anello che funziona da "rubinetto": contraendosi assicura la continenza, rilasciandosi consente la minzione. Purtroppo, nel corso di interventi alla prostata, questa struttura può essere danneggiata: a un anno dall'intervento, l'incidenza del disturbo varia tra 5 e 15% mentre dopo resezione endoscopica transuretrale (TURP) per adenoma è meno dell' 1%.
Nel maschio come nella donna l'incontineza urinaria si associa a condizioni di sforzo: tosse, starnuto, sollevamento d'oggetti; altre volte può essere mista e associata ad episodi di urgenza.
* Urologo/Adrologo S. Martino, Genova

 

Tra paure, ansie e depressione

Psicologia

Il timore di una fuga di urine induce spesso le persone a modificare il proprio stile di vita con meccanismi di adattamento preventivo: molti limitano gli spostamenti ai soli luoghi e percorsi in cui conoscono la collocazione dei servizi igienici (la cosiddetta "mappatura delle toilette"), sviluppano comportamenti compensatori come bere di meno, svuotare la vescica ogni volta che si presenta la possibilità di andare in bagno, evitare i rapporti sessuali e indossare assorbenti o pannoloni. A questi si associano stati depressivi, perdita di autostima, apatia, senso di colpa. Particolarmente critiche possono essere le conseguenze del disturbo sulla vita sessuale. Sessualità e capacità di controllo della vescica causano spesso inadeguatezza fisica ed emotiva fino alla rinuncia della vita sessuale.

 

Maschi, una "retina" sotto l'uretra

Chirurgia

Ma dalla FISU, Federazione Italiana Società Urologiche, viene annunciata una nuova tecnica chirurgica mininvasiva per risolvere in un giorno l'incontinenza urinaria da sforzo maschile. Il nuovo sistema si chiama Advance della AMS e si avvale di una retina di poliproline che, posizionata sotto l'uretra, ripristina la normale continenza. Si tratta di un dispositivo che ha lo scopo di riposizionare l'uretra bulbare e i relativi tessuti circostanti, al fine di ripristinare una normale funzionalità dello sfintere. Altri sistemi utilizzati per l'incontinenza da sforzo fino ad oggi sono rappresentati da "Pro Aciti" e "Invance". Il primo è un sistema di palloncini in silicone che, inseriti attorno alla regione sfinteriale, agiscono come un bulking, impedendo le perdite di urine. "Invance" è invece un dispositivo, rivestito da elastomeri in silicone con il compito aumentare le resistenze e favorire la continenza. Quando la lesione del muscolo è modesta anche l'incontinenza sarà lieve. In questi casi sarà sufficiente la terapia farmacologia associata alla fisiochinesiterapia (ginnastica perineale) o l'iniezione periuretrali di sostanze come collagene, silicone, acido ialuronico. Al contrario, in caso di incontinenza grave, si arriva allo sfintere artificiale.

 
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